Un invito al MET

Lunedì 5 maggio si è tenuto il Met Gala, l’evento mondano più importante ed esclusivo dell’anno, al pari della notte degli Oscar. Questo prestigioso appuntamento benefico si svolge ogni primo lunedì di maggio presso il “Metropolitan Museum of Art” di New York, chiamato più semplicemente “Met”, con il duplice scopo di sostenere economicamente il “Constume Institute” del museo stesso e di inaugurare in grande stile la mostra annuale di moda da esso allestita. Questo eccellente istituto, fondato nel 1946, è un’ampia sezione del “Met” dedicata alla storia della moda, che comprende oltre 30.000 accessori e abiti dal XVIII secolo fino ai giorni nostri. Pur essendo parte integrante del “Metropolitan Museum of Art”, il “Constume Institute” ha dovuto trovare il modo di raccogliere i finanziamenti per sostenere il proprio lavoro e il Met Gala rimane sempre la sua principale sorgente di fondi. La prima edizione del Met Gala o Met Ball fu organizzata il 7 dicembre del 1948 da Eleanor Lambert, la prima direttrice dell’ufficio stampa del “Whitney Museum of American Art”. La sua scelta fu quella di sostenere il “Constume Institute” con una cena di mezzanotte a cui partecipò un numero ristretto di invitati, circa cinquanta persone, ai quali veniva richiesto di pagare 50 dollari per il biglietto e di indossare un abito bianco o una cravatta bianca. La svolta accadde nel 1973, quando la celebre editor della rivista “Vogue” Diana Vreeland trasformò una semplice cena in un evento epico, a cui parteciparono circa 600 invitati, ai quali veniva imposto di pagare delle cifre sempre più alte per acquistare un biglietto. Da allora il Met Gala o Met Ball ha assunto le caratteristiche che lo contraddistinguono fino ai giorni nostri, cioè quelle di una festa sfarzosa e scintillante dal potere mediatico senza precedenti, popolato non solo dall’alta società americana, ma soprattutto dai personaggi più potenti ed influenti del mondo della moda e dello spettacolo. Diana Vreeland fu la prima a stabilire, inoltre, che il Met Gala avesse come sede fissa il Metropolitan Museum di New York e che il dress code degli invitati coincidesse con il tema della mostra annuale sulla moda da esso organizzata. A partire dal 1995 il Met Gala ha raggiunto il picco della sua consacrazione, perchè a presiederne il comitato organizzativo è arrivata Anna Wintour, la potente ed influente direttrice di “Vogue America” e del gruppo editoriale “Condé Nast”. Sotto l’egida di un’icona di stile come Anna Wintour, che rimane ancora oggi la madrina di questo evento, il Met Gala diventa l’appuntamento che attira l’attenzione di tutti i principali media, dove i giovani talenti e i designers già affermati possono esprimere la loro audacia e il loro spirito innovativo, attraverso la creazione di abiti talmente incredibili da sembrare delle opere d’arte. Le celebrità che sfilano sul tappeto rosso del Met Gala, inoltre, non partecipano solo per indossare questi capolavori di haute couture e per sostenere coloro che li hanno realizzati, ma soprattutto per farsi ammirare nella vetrina più prestigiosa che esista, lanciando delle tendenze talmente sofisticate ed originali che potrebbero entrare per sempre nella storia della moda. Anna Wintour supervisiona ogni mimimo dettaglio del Met Gala, scegliendo con estrema cura gli stilisti da coinvolgere e stilando una lista estremamente esclusiva dei circa 600 o 700 ospiti da invitare, che rimane segreta fino al giorno dell’evento, avendo cura di escludere i personaggi imbarazzanti che potrebbero rovinarne la riuscita. I fortunati invitati, però, devono far fronte ad un vero e proprio investimento, perchè nel corso degli anni il costo di un biglietto per il Met Gala ha raggiunto cifre che si aggirano intorno ai 50.000 dollari e devono attenersi anche a regole ben precise, come il rigido divieto di usare i social media e di scattare selfie, ad eccezione del momento in cui sfileranno sul red carpet. Quest’anno la mostra del “Constume Institute” si intitola “Superfine: Tayloring Black Style” e trae ispirazione dal libro “Black Dandyism and the Styling of Black Diasporic Identity”, pubblicato nel 2009 e scritto da Monica L. Miller, professoressa di Studi Africani presso il “Bernard College” della “Columbia University”, che in quest’opera spiega l’importanza del dandismo black in ambito non solo estetico, ma anche politico e culturale. Per la prima volta dal 2003, la mostra è completamente concentrata sulla moda maschile e attraverso le sue dodici sezioni analizza le caratteristiche della figura del Black Dandy, ovvero l’uomo alla moda che si avvale di abiti eleganti per affermare la propria identità e il proprio potere nella società. Il dress code a cui gli stilisti e le star hanno fatto riferimento quest’anno, infatti, era “Taylored for You” (che significa “su misura per te”), inteso come ricerca di un outfit che riflettesse il proprio stile personale attraverso la rivisitazione dei tradizionali capi d’abbigliamento maschili, come la cravatta o il fazzoletto da taschino. Quest’anno Anna Wintour ha scelto come co-chairs del Met Gala cinque splendidi uomini che, oltre ad aver partecipato all’organizzazione dell’evento, incarnano perfettamente lo stile dandy dei giorni nostri: A$AP Rocky, rapper e compagno di Rihanna, che proprio in questa occasione ha annunciato la sua terza gravidanza; Pharrell Williams, produttore musicale e direttore creativo della divisione maschile di Louis Vuitton; Lewis Hamilton, pilota di Formula Uno; Colman Domingo, attore e Lebron James, giocatore di basket, che purtroppo ha dovuto rinunciare all’ultimo momento a partecipare, a causa di un infortunio al ginocchio. A guidare l’evento e ad intrattenere il pubblico attraverso le diverse tappe della serata, invece, ci hanno pensato gli hosts, scelti tra i più importanti esponenti della cultura black, tra i quali spiccavano i nomi di Chimamanda Ngozi Adichie, Doechii, Ayo Edebiri, Spike Lee, Janelle Monae, Tyla e Usher. Come di consueto, anche quest’anno il Met Gala ha avuto una durata di circa tre ore. Gli invitati hanno aperto la serata sfilando su un meraviglioso tappeto blu costellato di narcisi bianchi e gialli, creato dall’artista Cy Gavin. Il narciso, oltre ad essere il primo fiore a sbocciare dopo l’inverno e a simboleggiare, di conseguenza, la rinascita, è un chiaro riferimento al mito greco di Narciso, che si innamora della sua immagine riflessa nell’acqua. Proprio come Narciso, che specchiandosi riconosce per la prima volta la sua identità, anche il Black Dandy con la sua eleganza vuole mostrarsi al mondo attraverso i suoi occhi e non attraverso quelli degli altri, che lo hanno spesso considerato ingiustamente inferiore a causa del colore della pelle. Dopo aver mostrato a tutti le loro personali e a tratti audaci rivisitazioni del completo maschile, gli ospiti hanno fanno visita alla mostra del “Constume Institute” ed infine hanno partecipato ad un’esclusiva cena preparata dallo chef Kwame Onwuachi, allietata dall’intrattenimento musicale di Stevie Wonder ed Usher. Seguendo lo stile sartoriale tipico dell’eleganza maschile, ma sapientemente dosato con tocchi stravaganti ed estrosi, tutti gli outfits presentati sul red carpet hanno sancito anche quest’anno il trionfo del Met Gala, con un’edizione sfarzosa ma piena di stile e di significati profondi, che ha superato grandemente le nostre aspettative e ha dimostrato quanto la moda non sia qualcosa di superficiale, ma al contrario rappresenti un potente mezzo per esprimere le proprie idee e la personale visione della società e del mondo che ci circonda.


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