Il linguaggio segreto del VENTAGLIO

Ancora pochi giorni e anche per quest’anno dovremo salutare l’estate per dare il benvenuto all’autunno. Il ventaglio è sicuramente uno degli accessori irrinunciabili della stagione delle vacanze, un alleato prezioso che ci ha protetto durante le giornate di giugno, di luglio e di agosto, quando il caldo opprimente non ci dava tregua dentro e fuori casa. Nella moda, come sappiamo bene, la distanza tra l’utile e il dilettevole è breve e un oggetto dallo scopo pratico ben preciso può diventare un ornamento chic, che completa l’outfit con un tocco di fascino senza tempo. Nonostante il ventaglio richiami un immaginario un po’ retrò, che strizza l’occhio al passato e all’iconico guardaroba gelosamente custodito nei bauli delle nostre nonne, questo accessorio si ripropone ogni anno come must-have per le donne di tutte le età, affascinando anche le ragazze più giovani con la sua intrigante leggiadria. Sventolarsi facendo fluttuare con impalpabile grazia e delicata discrezione il ventaglio è, inoltre, uno dei gesti più scenografici e teatrali che una donna possa compiere, un movimento seducente e magnetico che affascina e cattura immediatamente lo sguardo dei passanti. Il ventaglio si inserisce perfettamente anche nell’ottica dell’ecosostenibilità, producendo aria fresca utilizzando semplicemente il movimento delle mani e senza ricorrere al ventilatore o all’aria condizionata quando se ne può fare tranquillamente a meno. Non tutti sanno che questo grazioso accessorio è uno dei più antichi della storia della moda e che ha alle spalle una tradizione lunghissima dai rivolti sorprendenti, che vale proprio la pena di scoprire. Le prime testimonianze della sua esistenza sono state rintracciate nei geroglifici e nei rilievi dell’Antico Egitto, dove gli schiavi venivano spesso raffigurati impegnati ad agitare grandi e pesanti ventagli realizzati con piume o foglie di palma, sostenute da un lungo manico. Lo scopo di questo oggetto, chiamato “flabello”, era principalmente quello di dare ristoro dal caldo ai faraoni e, allo stesso tempo, di conferire loro un’immagine intrisa di regalità e di potere. Nella tomba di Tutankhamon, infatti, furono rinvenuti otto ventagli ricoperti di pietre preziose. I Greci, i Romani e gli Etruschi, invece, associavano i loro ventagli rudimentali a funzioni pratiche e casalinghe, come tenere lontani gli insetti oppure ravvivare il fuoco. Anche se in Cina ventagli dalla struttura fissa e ancora poco maneggevole esistevano già a partire dal II secolo a.C., la vera rivoluzione avvenne tra il VII e il IX secolo in Giappone, dove nacque il primo ventaglio pieghevole e richiudibile, chiamato “ogi”. Pare che i Giapponesi trassero l’ispirazione per questa invenzione dalle ali dei pipistrelli e dalla rapidità con la quale essi le muovono. La struttura del ventaglio, chiamata “baraja”, veniva realizzata con il legno di bambù, mentre la tela, definita “pavese”, veniva prodotta con la carta di riso. Oltre agli scopi pratici, questi accessori venivano utilizzati molto spesso durante gli eventi formali, come gli spettacoli teatrali o le cerimonie del tè. A partire dal XVI secolo, i ventagli importati direttamente dall’Oriente si diffusero rapidamente anche in Europa, divenendo degli oggetti di lusso riservati esclusivamente agli esponenti della nobiltà. La regina di Francia Caterina de’ Medici era talmente affascinata da questo grazioso accessorio, che ne impose l’utilizzo a corte, rendendo il ventaglio uno status symbol dell’aristocrazia. Il legno di bambù della “baraja” e la carta di riso del “pavese” erano stati sostituiti rispettivamente da metalli incastonati con pietre preziose e da piume, tessuti e merletti finemente dipinti a mano. I nobili europei facevano a gara a chi aveva il ventaglio più lussuoso, ma la collezione più ricca era sicuramente quella della Regina Elisabetta I d’Inghilterra, che ne sfoggiava uno in ogni occasione e in ogni ritratto, perchè credeva che valorizzasse la parte più bella del suo corpo: le mani. Durante l’epoca vittoriana, complici le partite a carte tra le dame di corte e i rituali tipici del corteggiamento, si diffuse un linguaggio segreto non verbale che consentiva di comunicare rapidamente qualcosa solo attraverso dei gesti compiuti con il ventaglio. Chiuderlo lentamente, ad esempio, voleva dire “sì”, mentre farlo velocemente significava “no”; coprirsi il ventaglio con il viso era sinonimo di timidezza, mentre farlo cadere per terra era una esplicita dichiarazione d’amore; sventolarsi in maniera concitata serviva a far capire ad un uomo di essere fidanzata, mentre agitare il ventaglio con calma lo metteva in guardia di avere di fronte una donna sposata. Solo nell’Ottocento, con l’avvento dell’industrializzazione e con l’ausilio della litografia, i ventagli divennero finalmente popolari e non più ad esclusivo appannaggio dei nobili, diventando più economici ed accessibili. A partire dal Novecento il legame tra questo accessorio e il palcoscenico si strinse sempre di più. Negli anni Trenta, infatti, tutte le showgirls abbellivano i loro spettacoli di burlesque con giganteschi ventagli fatti di piume di struzzo, dando inizio ad una tradizione che prosegue anche ai giorni nostri. Anche le passerelle iniziarono a subire sempre di più l’irresistibile fascino del ventaglio, che spesso è diventato l’elemento dominante di varie collezioni, grazie a stilisti come John Galliano, Christopher Kane o Maria Grazia Chiuri. Il primo a renderlo un accessorio di culto fu, però, il geniale Karl Lagerfeld, che non se ne separava mai anche al di fuori delle passerelle, utilizzando il ventaglio come strumento di protezione per tutelare la sua privacy anche nel backstage delle sfilate o durante gli appuntamenti mondani. Per quanto riguarda l’Italia, da questo accessorio prende il nome la “Cerimonia del Ventaglio”, organizzata ogni anno dall’ASP, ovvero l’Associazione Stampa Parlamentare. In questa occasione, che coincide con la pausa estiva del Parlamento, la consegna di un prezioso ventaglio al Presidente della Repubblica e ai Presidenti di Camera e Senato simboleggia speranza nel futuro ed ottimismo per gli impegni politici futuri. Nonostante la sua evoluzione nel corso dei secoli, il ventaglio ha conservato sempre dei tratti distintivi ben precisi, che lo hanno reso un vezzo sempre femminile e signorile, a volte talmente bello da meritarsi un posto d’onore sulle pareti di casa, al pari di una stupenda opera d’arte. Anche se l’estate è ormai agli sgoccioli, c’è ancora tempo per i cambi repentini del tempo e per gli ultimi sprazzi di caldo. Vi consiglio, quindi, di continuare a tenerlo in borsa e di abbinarlo al colore del vostro outfit, senza creare troppi contrasti e cadute di stile. Per rendere più divertenti questi ultimi giorni della bella stagione e le serate con le amiche, potreste creare il vostro linguaggio segreto del ventaglio, con cui scambiarvi al volo confidenze e pettegolezzi, senza aver bisogno di parlare.


Posted

in

by

Tags:

Comments

Lascia un commento